PSICOLOGIA, CORPO E SESSUALITÀ. PROSPETTIVE DI RICERCA NELL'ETÀ
EVOLUTIVA
MERETE AMANN-GAINOTTI* MARIAROSARIA GRAZIOSO*
La centralità dell'esperienza corporea nella strutturazione
della conoscenza e nell'organizzazione della personalità è stata messa in
evidenza in studi condotti nell'ambito di discipline mediche come la fisiologia
e la patologia neurologica ed è stata riconosciuta da numerosi prospettive
teoriche e di ricerca.
Nella letteratura psicologica il tema del corpo ha
assunto una serie di significati diversificati che dipendono dalle teorie e
modelli di riferimento: lo schema corporeo, l'immagine corporea, l'Io corporeo,
il corpo vissuto, il corpo fantasmato ecc...sono stati oggetto di studio di
specifiche correnti psicologiche come la teoria psicoanalitica e la psicologia
genetica.
Le ricerche psicoanalitiche sulle prime relazioni madre-bambino hanno
prestato attenzione ai vissuti corporei primari del bambino rilevando
l'importanza della vita pulsionale, delle zone erogene del corpo, delle fantasie
relative al proprio e altrui corpo.
I lavori di M. Klein e della scuola inglese
di psicoanalisi hanno approfondito l'analisi delle fantasie inconsce relative al
l'interno del corpo che si articolano intorno alla funzione alimentare e alla
funzione riproduttiva. Questi studi hanno messo in evidenza una complessa
realtà fantasmatica in rapporto agli orifìzi del corpo, agli organi genitali,
al corpo della madre e ai suoi contenuti.
Nel ricordare l'importante
contributo che la psicoanalisi ha fornito alla pratica pediatrica, Winnicott
osserva (1936) che non è possibile spiegare in modo esauriente nessun caso di
vomito, diarrea, anoressia o stitichezza senza risalire alle fantasie consce ed
inconsce sull'interno del corpo, e che nessuno studio della reazione di un
bambino alla malattia fìsica sarà completo senza un accenno alle sue fantasie
sull'interno del proprio corpo. Winnicott si è soffermato più in particolare
sui disturbi dell'appetito nell'infanzia e sui numerosi modi in cui l'appetito
viene coinvolto nel tentativo di difendersi dall'ansia e dalla depressione.
La psicologia genetica e l'organizzazione della conoscenza
del corpo
Sul problema della conoscenza del corpo, nell'ambito delle discipline
psicologiche, un apporto teorico ed empirico di rilevante significato è stato
recato dalla psicologia genetica, in particolare dai contributi congiunti della
scuola francese e dell'epistemologia genetica di J. Piaget. Il problema dello
"schema corporeo" (ossia il modello interno che abbiamo del nostro
corpo in movimento) è stato particolarmente studiato da autori come Wallon
(1931), Zazzo (1948). De Ajuriaguerra (1970). Essi hanno mostrato che la
coscienza del proprio corpo non è un dato originario, ma che essa viene
costruita, nel corso di un processo dialettico con "l'altro", facendo
arrivare gradualmente il bambino alla coscienza di sé. Wallon soprattutto ha
sottolineato l'importanza della fusione affettiva primitiva in tutto lo
svolgimento successivo dell'individuo, fusione che si esprime attraverso dei
fenomeni tonico-emozionali e posturali, in un dialogo corporeo che è il
preludio del futuro dialogo verbale. Dalla prospettiva della psicologia dello
sviluppo cognitivo.
Piaget, nell'ambito della sua ampia riflessione sul problema
delle relazioni esistenti tra l'azione e la conoscenza, ha minuziosamente
analizzato lo sviluppo delle prassie e delle attività sensori-motorie nei primi
due anni di vita e ha messo chiaramente in evidenza il ruolo dell'attività
corporea nello sviluppo dell'intelligenza.
I contributi congiunti della scuola
francese, da una parte, e dell'epistemologia genetica di Piaget, d'altra parte,
hanno dato origine alla nozione di "psicomotricità" e all'affermarsi
della pratica psicomotoria da inserire a livello psicopedagogico nella scuola
dell'infanzia, oppure per intervenire nelle difficoltà di apprendimento delle
abilità di base (dislessia, disgrafìa ecc.).
Sono ormai ben note le fasi che
il bambino attraversa nei suoi tentativi di disegnare la figura umana grazie ai
numero di studi compiuti con la tecnica del "disegno della figura
umana" che, per taluni studiosi, si configura come uno strumento
particolarmente atto a studiare l'evoluzione intellettiva mentre, altri, lo
utilizzano come test proiettivo per approfondire problematiche affettive.
Invece
si deve rilevare quanto poco interesse ha destato fino ad oggi il problema del
modo in cui il bambino e l'adolescente si rappresentano l'interno del proprio
corpo e del modo in cui si spiegano il suo funzionamento. Soltanto una serie di
studi condotti nell'ambito della psicologia genetica piagetiana e
post-piagetiana sullo sviluppo di nozioni anatomiche nel bambino (Gellert,1962;
Munari et al., 1976; Brumback,1977; Crider, 1981; Glaun e Rosenthai,1987) e
altre ricerche che prendono in considerazione le idee infantili sull'interno del
corpo, anche in rapporto a specifiche malattie (Bibace e Walsh, 1981; Del Barro,
1986; Fabbri Montesano et al.,1986), hanno fornito un insieme di conoscenze
sulle concezioni che bambini di età differenti hanno dell'interno del proprio
corpo.
In recenti ricerche condotte su bambini e adolescenti italiani (Amann
Gainotti, 1988; Nenci, Di Prospero, Amann Gainotti, 1989) si è cercato di
caratterizzare psicogeneticamente le condotte grafiche relative al disegno
dell'interno del corpo. Sono state messe in evidenza, nell'arco di età preso in
esame, delle linee evolutive nella rappresentazione dell'interno del corpo che
vanno da una iniziale difficoltà a disegnare dentro la sagoma che rappresenta
il corpo i pochi organi interni (solitamente il cuore ed il cervello) che i
bambini conoscono
,
ad un abbandono progressivo della collocazione
esterna o semi esterna/interna degli organi interni. Mentre aumenta il numero
degli organi interni rappresentati aumenta anche la precisione della loro
collocazione spaziale. I vari organi interni vengono "messi al loro
posto", isolatamente, ma non sono ancora collegati tra di loro
.
Infine, il collegamento tra organi interni, prima limitato e parziale, e
progressivamente più completo sotto forma di sistemi funzionali, rappresenta la
fase più avanzata delle condotte grafiche che sono state osservate.
.
Ci
è quindi sembrato potere affermare che se, per certi aspetti, le conoscenze del
bambino sull'interno del proprio corpo si situano ad un livello intuitivo e
magico, come era stato ipotizzato da De Ajuriaguerra (1970), per altri aspetti
tali conoscenze partecipano ai noti processi di strutturazione e di
organizzazione messi in evidenza nel campo della psicologia dello sviluppo
cognitivo. Meritano ora di essere approfondite, in prospettiva evolutiva e
comparativa, le modalità di comportamento di soggetti con quadri clinici
specifici rispetto alla rappresentazione grafica dell'interno del corpo.
La ristrutturazione dell'immagine corporea nell'adolescenza
Lo scenario dell'adolescenza è caratterizzato da molteplici contraddizioni che
si configurano diversamente nel contesto delle diverse situazioni sociali e
culturali in cui l'esistenza si svolge e si snoda. La contraddizione più acuta
sta nella contrapposizione fra la tendenza a mantenere la modalità di vita e
gli equilibri precedenti e la tendenza a trasformare profondamente questi
equilibri dando loro la direzione che le istanze maturazionali e sociali
richiedono con insistenza. In questo scenario il rapporto tra l'adolescente e la
sua immagine del corpo si presenta come una relazione problematica e non priva
di difficoltà poiché, nell'adolescenza, l'individuo è chiamato a superare il
lutto per la "perdita" del corpo infantile e a rielaborare la sua
immagine del corpo, integrandovi i genitali fisicamente maturi (Laufer e Laufer,
1984).
Con la pubertà fisiologica il corpo della bambina si trasforma in corpo
di donna atto a "portare in grembo la progenie",secondo la felice
espressione di E. Erikson nel suo libro del 1968 "Gioventù e crisi di
identità", e il corpo del bambino si trasforma in corpo di uomo, capace di
fecondare. La pubertà fisiologica si estende su un arco di più anni e
interessa un insieme di funzioni biologiche e psicologiche. Come conseguenza
delle trasformazioni morfologiche e sessuali della pubertà il corpo subisce
profondi mutamenti di dimensioni, peso, forza muscolare, caratteri e
funzionalità sessuale ecc... che provocano la destabilizzazione dell'immagine
corporea formatasi negli anni dell'infanzia e implicano la necessità di
riorganizzare tutto il sistema di rappresentazione del corpo precedentemente
elaborato. L'adolescente deve quindi appropriarsi dei suoi cambiamenti somatici
per ricostruire una nuova immagine del proprio corpo ed è lecito ritenere che
tale operazione costituisca uno dei primi "compiti di sviluppo" degli
adolescenti.
I cambiamenti fisici sono in generale contemporanei a profonde
trasformazioni picologiche, in particolare nel campo delle strategie cognitive,
che diventano ipotetico-deduttive, come è stato ampiamente documentato dalle
ricerche svolte da B. Inhelder e J. Piaget nel 1955, così che l'individuo,
nell'adolescenza, diventa capace di percepire, di rappresentarsi, e di valutare
i propri cambiamenti fisici e psicologici. Ciò non avviene per il bambino
piccolo, che è ugualmente implicato in un processo di cambiamento somatico
rapido e massiccio, ma di cui non è consapevole.
Una recente ricerca condotta da
G.Speltini (1990) ha avuto per oggetto la rappresentazione del cambiamento di
sé in una popolazione di 425 adolescenti italiani differenziati in funzione del
sesso e dell'età (12 - 18 anni). Lo strumento di indagine consisteva in un
questionario a domande aperte e chiuse, ed è stato somministrato negli istituti
scolastici frequentati dai soggetti. La natura dei cambiamenti di sé, percepiti
dai soggetti in esame, si concentrava in due principali ambiti: quello
psicologico e quello fisico. Per quanto riguarda l'ambito fisico la
trasformazione dei caratteri sessuali (primari e secondari) e della statura
erano i cambiamenti più frequentemente evocati dai soggetti. L'autrice ha poi
dedicato particolare attenzione alle valutazioni affettive, in positivo e
negativo, dei cambiamenti corporei chiedendo ai soggetti un giudizio sui
cambiamenti corporei che piacevano e su quelli che non piacevano. E' apparso che
il cambiamento fisico maggiormente apprezzato dalla maggioranza degli
adolescenti era la statura. Nella fascia di età 12-14 anni l'aumento staturale
era valorizzato dal 35,2% dei maschi e dal 40,7% delle femmine, nella fascia di
età 15-18 anni dal 43,5% dei ragazzi e dal 33,3% delle ragazze. Dopo la statura
venivano, per i maschi secondo un ordine costante in tutte le età, lo sviluppo
sessuale, la forza-robustezza fìsica, i muscoli (lo sviluppo della
forza-robustezza fisica e dei muscoli non veniva praticamente mai evocata dalle
femmine). I cambiamenti fisici più apprezzati dalle femmine, dopo la statura,
erano, invece, per le femmine di 12-14 anni la crescita-sviluppo intesa in senso
generale, il viso, il dimagrimento, le mestruazioni (11.1%); per le femmine di
15-18 i i cambiamenti somatici più valorizzati erano il corpo in generale, lo
sviluppo sessuale, l'aspetto fisico, il seno. Circa i cambiamenti fisici
devalorizzati è emerso un dato interessante: i soggetti hanno fornito un numero
sempre basso di risposte, oppure non hanno risposto, o, ancora, hanno dichiarato
esplicitamente di non aver avuto cambiamenti fisici spiacevoli. Ciò sembrerebbe
indicare una generale, positiva accettazione del proprio sviluppo corporeo che
farebbe pensare che la dismorfofobia evolutiva, di cui hanno parlato diversi
Autori, sia un fenomeno piuttosto raro.
In riferimento al compito evolutivo,
caratteristico degli anni dell'adolescenza, di integrare i genitali fisicamente
maturi nell'immagine del corpo, lo studio da noi condotto sulla rappresentazione
dell'interno del corpo in età evolutiva, utilizzando la tecnica del disegno, ha
messo in luce che la tendenza spontanea a rappresentare delle parti genitali nel
disegno dell'interno del corpo aumenta in modo significativo nel passaggio dall'
infanzia all'adolescenza. Nei maschi tale comportamento presenta una
progressione netta e rapida mentre, nelle femmine, il processo appare più lento
e limitato. A partire dai 7-8 anni la percentuale di soggetti maschi che
includono parti genitali nel disegno dell'interno del corpo è sempre più alta
di quella delle femmine e lo scarto percentuale diventa rilevante nella fase
adolescenziale.
Un'altra nostra ricerca (Amann- Gainotti e Giuliani, 1989) ha
avuto come oggetto la rappresentazione del proprio apparato genitale di soggetti
maschi e femmine in età circumpuberale (11-14 anni), sempre con l'utilizzo
della tecnica del disegno. È apparso che nell'arco di età in esame si svolgono
effettivamente importanti processi di ristrutturazione della propria immagine
corporea, con particolare riferimento alla funzionalità genitale, che inizia ad
essere maggiormente presa in considerazione. Ciò si manifestava in modo
particolarmente netto nelle produzioni grafiche dei soggetti maschi, mentre in
quelle delle femmine, che dispongono di minori possibilità di osservazione e di
esplorazione della propria anatomia genitale, le modalità rappresentative del
proprio apparato genitale erano ancora rudimentali e spesso limitate ai soli
elementi esterni dell'apparato riproduttivo. Inoltre si è potuto rilevare, nei
disegni effettuati sia dai maschi che dalle femmine, interessanti confusioni a
livello della denominazione delle parti che costituiscono l'apparato
riproduttivo (ad es. tra testicoli ed ovuli, tra ovuli e spermatozoi, ecc...)
oltre ad errori di ortografia e neologismi (vaggina, uttero, sformatozo,
apparato genetorio, mocosa, cordone ombellicare, vagnia, penne ecc...) che
indicano, a nostro parere, quanto tutto quello che è in rapporto con l'apparato
riproduttivo sia un ambito nozionale in via di acquisizione in tale fascia di
età.
Aspetti culturali delle rappresentazioni corporee
Con
l'antropologia culturale e la psicologia sociale la riflessione sul corpo si è
rivolta alla molteplicità dei "saperi" relativi al corpo e alle
variazioni, attraverso le diverse società umane, delle rappresentazioni ad esso
collegate (Mauss, 1950;Le Breton, 1985; Jodelet, 1981, 1983).La biologia non è
"una sola", osserva LeBreton (1985), poiché i suoi contenuti sono
delineati dalla simbolica sociale. Non vi può essere conoscenza definitiva del
corpo quando le sue definizioni ubbidiscono a modelli contraddittori che variano
da un'area culturale all'altra. Perfino nelle società occidentali, dominate dal
modello anatomo-fisiologico medico, l'individuo vive con una conoscenza vaga del
proprio corpo. Rare sono le persone, sostiene Le Breton, che conoscono realmente
la localizzazione degli organi e i principi che strutturano le diverse funzioni
corporee. L'individuo comune proietta sul proprio corpo un sapere confuso, una
versione volgarizzata del modello anatomo-fisiologico, mediata da credenze e da
rappresentazioni eterogenee.
Una ricerca di Pearson e Dudiey (1982)ha potuto
documentare le conoscenze molto parziali che adulti di cultura occidentale
possiedono sul proprio corpo. A dimostrazione di come fattori culturali ed
educativi incidono sulla rappresentazione del corpo possiamo menzionare i
risultati di un'indagine da noi condotta (Amann-Gainotti e Grazioso, 1990) sul
disegno dell'interno del corpo in adolescenti africani residenti nello Zaire (
). Abbiamo riscontrato, nei disegni dei soggetti africani, un'importante
focalizzazione su certi organi come i polmoni e l'intestino (
), mentre il
cuore ed il cervello, ad esempio, raramente erano presi in considerazione,
contrariamente a quanto accade nei soggetti europei. Essendo i polmoni e
l'intestino organi implicati in malattie non del tutto scomparse nello Zaire,
come la tubercolosi, o in altre presenti a livello endemico quali la
dissenteria, le infezioni del tubo gastroenterico (tifo, paratifo ecc...), esse
sono oggetto di interventi di educazione sanitaria in ambito scolastico e ciò
potrebbe spiegare l'enfasi che i soggetti africani hanno posto su questi
particolari organi interni.
In conclusione, le ricerche sulla conoscenza e la
rappresentazione del corpo,nelle sue dimensioni esterne ed anche interne, aprono
interessanti prospettive di ricerca per l'insieme dei connotati soggettivi,
affettivi e culturali che l'individuo lega al corpo umano. Inoltre, in età
evolutiva, tali ricerche presentano risvolti non trascurabili in rapporto a
questioni di ordine psicopedagogico come l'educazione sanitaria e l'educazione
sessuale.
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Ultimo aggiornamento il 29/01/2003
Visitatori dal 5/1/2003 numero 9037